lunedì 25 gennaio 2010

riflessoni sulle primerie in Puglia (ovvero, lettera ad un amico)

Carissimo,

Come ben sai, si è chiusa la fase pre-elettorale, la giostra delle primarie si è fermata ed è sceso senza gloria e con la schiena rotta, per la seconda volta, il candidato del segretario-di-fatto del PD, Massimo D’Alema. Non si capisce quale strategia, se non un istinto-suicida, abbia convinto il PD ha pretendere la resa incondizionata prima dell’attuale presidente Vendola e la promozione delle primarie poi. Alchimie di Palazzo, direbbe Pasolini, ma oggi al Palazzo abita solo arroganza, speculazione e ruffianeria e questo è il risultato.

Ti scrivo, perchè mi ricordo che tu non eri un grande sostenitore di Vendola. Anzi, tutt’altro. Mi domando oggi, con l’esito delle urne, con la forza dei numeri della partecipazione popolare se hai cambiato opinione. No, non su di lui, il giudizio su un politico, sull’antipatia o inadeguatezza rimane aldilá dei suoi risultati. Intendo dire se hai hai cambiato opinione sull’ultima trasformazione dell’unica grande forza politica della sinistra con una certa rilevanza: il pd. Non intendo soffermarmi sugli elementi accidentali del decorso degli ultimi mesi, dalla vocazione maggioritaria all’invocazione di un’indefinita modernitá, e neppure sulla crisi di identitá che ne consegue. Ma vorrei che riflettessi sull’esalazione dell’ultimo respiro che ieri, durante la competizione elettorale, non tanto del PD quanto dell’Italia intera o meglio di quell’Italia nuova e sospirata che si proponeva di promuovere.

Ormai, questa, mi pare che sia un po' la degna fine non solo di un partito ma anche e soprattutto di un percorso durato 15 anni durante i quali nessuno ha saputo esprimere una politica alternativa ed un'idea di paese diversa a quella proposta dalle destre. Nessuna identitá e nessun blocco sociale da rappresentare da un lato, nessun sogno e nessuna idea innovativa intorno alla quale costruire. Se analizziamo bene, l’Italia è la stessa anzi forse anche un po' peggiore rispetto a quello che era 15 anni fa. Con l'inefficienza pubblica, lo scarso laicismo, una giustizia in frantumi, i costi enormi della politica, l'evasione fiscale da un lato e l'oppressione fiscale dall'altro, il trionfo del sorriso del ladro e del furbo, la penetrazione mafiosa, il declino industriale e la miriade di localismi, corporativismi, razzismi, isterismi che ne fanno ormai la peculiaritá.

Questi 15 anni sono stati una perdita di tempo, di denaro e di possibilitá di futuro e le colpe ricadono su entrambi gli schieramenti seppure con diverse responsabilitá. Ma tali colpe sono talmente gravi che una persona non puó evitare di domandarsi se la sinistra è davvero e vuole davvero qualcosa di diverso dalla destra, se ha ancora senso parlare di destra e di sinistra? Perchè se la risposta, nonostante il pesante risultato di questi anni, dalla demolizione della scuola pubblica alla guerra umanitaria, è si, allora la conseguenza da assumere senza reticenze è che gli eletti sono stati dei collusi e dei disonesti.

Forse questa riflessione meriterebbe uno spazio piú ampio di una lettera.

In attesa dunque di rivederti, conserva queste mie parole per un’occasione piú opportuna.

Saluti.

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